Di che colore è la lavanda?
Hai mai visto i campi di lavanda in Provenza? E soprattutto: sai di che colore sono davvero?
Io li ho guardati per una giornata intera, seduta in mezzo alle file, e la risposta è che non sono di un colore solo. Non sono nemmeno di tre.
All'alba, con la rugiada ancora addosso, la lavanda è quasi grigia: un viola spento, argentato, che tira al malva. Poi il sole sale e il grigio se ne va: verso le dieci il campo è lilla, chiaro, con dentro un azzurro freddo. A mezzogiorno diventa il viola acceso delle cartoline, pieno, quasi blu nelle ombre tra una fila e l'altra. Nel primo pomeriggio, con la luce a picco, si schiarisce di nuovo e sembra impolverato. Verso sera il viola si scalda: compare il rosa, poi un rosso vinaccia in fondo alle spighe, e negli ultimi minuti di luce il campo è quasi porpora. Quando il sole è sceso resta un viola blu, profondo, che si confonde con l'aria.
Stesse piante, stesso posto. Sette colori, forse di più.
È come un mare: non è mai «blu», è di volta in volta il colore che la luce gli presta. La lavanda fa la stessa cosa, solo che nessuno se lo aspetta da un fiore.
Cosa c'entra con l'acquerello
Chi inizia a dipingere cerca sul pennello «il viola della lavanda», e non lo trova, perché non esiste. Esistono molti viola, e si fanno quasi tutti con gli stessi due colori, un blu e un rosso, cambiando le proporzioni e la quantità d'acqua.
Poi c'è un segreto piccolo che cambia tutto: il complementare. Il complementare del viola è il giallo. Un pizzico di giallo dentro il viola — davvero un pizzico, la punta del pennello — lo spegne, lo rende grigio, polveroso, vero. È così che si fa la lavanda dell'alba e quella del primo pomeriggio. Senza quel pizzico, il viola resta di plastica.
Molta acqua e un tocco di giallo: l'alba. Più blu che rosso, molta acqua: la mattina. Blu e rosso in parti uguali, poca acqua: il mezzogiorno. Più rosso che blu: la sera. Rosso, blu e un filo di giallo che li sporca: gli ultimi minuti di luce.
Un esercizio per la prossima volta che vedi un fiore
Non chiederti «di che colore è». Chiediti «di che colore è adesso». Poi torna a guardarlo tra qualche ora. Se la risposta è diversa, hai già capito la cosa più importante dell'acquerello: non si dipingono le cose, si dipinge la luce che ci cade sopra.

