Il magenta non c’è nell’arcobaleno

«Rose», acquerello su carta — © Cristina Mollica
Guarda un arcobaleno: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, blu, viola. Il magenta non c’è.
Eppure ce l’hai in tavolozza, e lo vedi ogni giorno nei fiori.
È l’occhio che se lo inventa. Dentro l’occhio abbiamo tre tipi di sensori: uno reagisce soprattutto alla luce rossa, uno alla verde, uno alla blu. Ogni colore dell’arcobaleno li accende in una proporzione precisa.
Ma quando arrivano insieme i due estremi — la luce rossa e quella blu — e in mezzo il verde resta spento, il cervello si trova davanti a una combinazione che nell’arcobaleno non esiste. Allora se ne inventa una lui: il magenta.
È l’unico colore che non corrisponde a nessuna luce. Esiste solo dentro di noi.
È la cerniera del cerchio. Se contassero solo le luci, i colori resterebbero in fila, dal rosso al viola.
È il magenta che unisce i due capi e chiude la fila in un anello: per questo nel cerchio cromatico c’è, e nell’arcobaleno no.
Prima c’era il carminio. Per secoli il rosa acceso si è fatto con il carminio, ricavato da un insetto — la cocciniglia — e con la lacca di robbia, che veniva da una radice. Belli, ma se ne andavano: bastavano pochi anni di luce e il rosa spariva dal foglio.
Nel 1859 in Francia si mise a punto in laboratorio un colorante nuovo, acceso come non se n’erano mai visti. Quello stesso anno, a pochi chilometri da Milano, si combatté la battaglia di Magenta: il colore prese il nome della vittoria.
Era però un colorante da tessuti, e alla luce sbiadiva anche lui.
In mezzo c’è l’alizarina. Nel 1868 due chimici tedeschi riuscirono a fare in laboratorio la sostanza colorante della robbia: fu il primo colorante naturale copiato con la chimica.
Da lì nasce l’alizarina cremisi, il rosso profondo un po’ violaceo che sta ancora in quasi tutte le scatole. Bellissima, ma poco solida: nelle velature chiare se ne va con una regolarità tale che qualcuno la usa come metro di paragone nei test di resistenza alla luce.
Per questo oggi trovi anche l’«alizarina permanente», che di alizarina non ha niente: è una miscela di pigmenti moderni fatta apposta per somigliarle.
Il rosa che resta è recente. Arriva solo nel 1958, con i primi colori della famiglia dei chinacridoni. Se nella tua scatola c’è un rosa che tiene, quasi sicuramente è uno di loro.
I nomi che trovi sul tubetto. Sotto lo stesso rosa-magenta si nascondono cose molto diverse. Il nome commerciale non dice niente: quello che conta è la sigla del pigmento, scritta piccola sull’etichetta.
- PV19 — rosa permanente, quinacridone rose, quinacridone magenta: è il chinacridone, quello che tiene
- PR122 — magenta di chinacridone: il più freddo, il più vicino al magenta della stampa
- PR83 — alizarina cremisi: bella e fuggitiva
- PR177 (da sola o in miscela) — l’«alizarina permanente», l’imitazione stabile della precedente
- NR4 carminio di cocciniglia e NR9 lacca di robbia naturale: i due antichi, tutti e due destinati a sbiadire
Se sul tubetto c’è scritto un nome bellissimo e nessuna sigla, quasi sempre è una miscela.
Cinque minuti, se hai voglia. Fai tre strisce vicine: il tuo rosa più acceso, il rosso, il viola. Guardale asciutte. Ti accorgerai che il rosa non sta in mezzo agli altri due come una via di mezzo: sembra arrivare da un’altra parte. Ecco, quella è la parte che l’occhio ha aggiunto.
Sul tubetto il rosa dei chinacridoni si chiama quasi sempre «rosa permanente»: il Permanent Rose di Winsor & Newton è quello classico. Se invece cerchi il parente più caldo, l’erede moderno del vecchio carminio, è il carminio permanente della stessa serie.
Sono affiliata Amazon: se acquisti da questi link ricevo una piccola percentuale, a te non costa niente in più.
Fonti: La Brújula Verde sulla nascita della fucsina e il nome preso dalla battaglia; Jackson’s Art sui pigmenti chinacridonici e sul 1958; Jackson’s Art sull’alizarina e sulle sue versioni permanenti.
Cristina Mollica · acquerellista e insegnante, studio CiaoArte a Lodi · chi sono
Queste cose, nello studio CiaoArte a Lodi, le proviamo su carta. Se sei da queste parti, la prima lezione è gratuita: arrivi, dipingi, poi decidi.
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