Colore e tinta: non sono la stessa cosa
Sono due parole che si usano come sinonimi, e quasi sempre va benissimo. Ma nel momento in cui provi a spiegare a qualcuno perché il suo dipinto non funziona, la differenza diventa utilissima.
La tinta è il cognome, il colore è la persona. Rosa e bordeaux hanno la stessa tinta: sono tutti e due della famiglia dei rossi. Eppure non li chiameresti mai lo stesso colore. La tinta dice soltanto quale colore è — dove si trova sul cerchio cromatico, se pende verso l'arancio o verso il viola. Non dice niente su quanto sia chiaro, né su quanto sia acceso.
Il colore, invece, è tutte e tre le cose insieme:
La tinta — rosso, giallo-verde, azzurro. È la posizione sul cerchio.
Il valore — quanto è chiaro o scuro. Nell'acquerello il valore lo governa l'acqua: più acqua, più carta bianca si vede sotto, più chiaro diventa. Non si schiarisce col bianco, si schiarisce togliendo pigmento.
La saturazione — quanto è puro o spento. Un colore appena uscito dal godet è al massimo della saturazione; basta un tocco del suo complementare per abbassarlo, e diventa una versione più quieta di sé stesso.

«Ultima luce», 2019 — acquerello su carta, 25 × 35 cm — © Cristina Mollica
Perché conviene saperlo. Quando un dipinto sembra piatto, quasi mai è colpa della tinta: i colori giusti ci sono. È il valore che manca — tutto sta nella stessa fascia di chiaro, e il quadro non respira. Quando invece un dipinto sembra confuso o "sporco", di solito è la saturazione: troppi colori accesi tutti insieme, senza niente di spento intorno che li faccia risaltare.
Sono due diagnosi diverse, e la parola giusta ti aiuta a distinguerle. «Non funziona il colore» non porta da nessuna parte. «I valori sono tutti uguali» ti dice esattamente cosa fare.
Un'avvertenza sull'inglese. Nei manuali tradotti male capita un pasticcio. In inglese hue è la tinta, ma tint è un'altra cosa: un colore schiarito col bianco (e shade è scurito col nero, tone è smorzato col grigio). Se leggi «tint» e capisci «tinta», stai capendo il contrario. Nell'acquerello poi il tint all'inglese non esiste nemmeno: il bianco non lo mettiamo, la luce viene dalla carta.
Cinque minuti, se hai voglia. Scegli un colore solo, uno qualsiasi. Fai cinque quadratini: il primo quasi solo acqua, l'ultimo denso come esce dal godet, e tre passaggi in mezzo. Stessa tinta, cinque colori diversi. Guardali il giorno dopo: è il modo più veloce per capire che il colore, in acquerello, si governa quasi tutto con l'acqua.
«Ma allora quando dico che questo verde è troppo acceso sbaglio a dire verde?» No, nel parlare di tutti i giorni va benissimo. Le tre parole servono nel momento in cui qualcosa non funziona e devi capire che cosa: se è la tinta (colore sbagliato), il valore (troppo chiaro o troppo scuro) o la saturazione (troppo acceso o troppo spento). Nove volte su dieci il problema è il valore.
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