I colori base in tavolozza: quali servono davvero

La domanda arriva sempre nella stessa forma: «ne compro una da 24 o da 36?». E la risposta quasi sempre delude, perché non è un numero. Con otto colori scelti bene si dipinge tutto; con trentasei scelti a caso si fa fatica.

Perché due di ogni primario. Il punto che cambia le cose non è quanti colori hai, ma sapere che ogni primario esiste in due versioni: una calda e una fredda. Esistono due gialli — uno che tende al verde e uno che tende all'arancio — due rossi e due blu. E la regola pratica è semplice: per ottenere un secondario acceso servono due colori che puntano già verso quel secondario.

Un verde brillante nasce da un giallo limone e un blu ftalo, perché tutti e due tirano al verde. Se invece mescoli un giallo ocra con un blu oltremare — uno tira all'arancio, l'altro al viola — il verde che esce è spento, quasi grigio. Non hai sbagliato a mescolare: hai scelto la coppia sbagliata.

Tavolozze aperte con i colori base, lezione di acquerello

Gli otto che bastano. Un giallo freddo (limone) e uno caldo (ocra o cadmio chiaro). Un rosso freddo (magenta o carminio) e uno caldo (vermiglio o scarlatto). Un blu caldo (oltremare) e uno freddo (ftalo o ceruleo). E due terre, terra di Siena bruciata e terra d'ombra, che da sole valgono metà tavolozza: con l'oltremare fanno tutti i grigi e tutti gli scuri di cui hai bisogno.

Quello che non serve. Il verde già pronto, quasi sempre troppo acido per essere un verde vero: meglio farselo. Il nero, per i motivi che ho raccontato qui. E il bianco, che nell'acquerello è la carta e non si compra.

Se hai già una scatola da dodici. Va benissimo, non serve ricomprare niente. Serve solo capire quali dei tuoi colori sono caldi e quali freddi: bagnali uno per uno, fai una macchia su un foglio, scrivi il nome accanto. Quel foglio, appeso vicino al tavolo, vale più di dodici godet in più.

Un pomeriggio, se hai voglia. Prendi i colori che hai e fai una tabella: gli stessi colori in riga e in colonna, e in ogni casella la mescolanza delle due. È noioso per venti minuti e poi diventa una specie di gioco. Alla fine hai una mappa dei tuoi colori — e non ti capiterà più di ottenere il marrone quando volevi il viola.


In studio faccio dipingere tutti con la stessa scatola: il set Sonnet da 16 mezzi godet, colori russi, molto pigmentati e con un prezzo che non spaventa nessuno al primo corso. Non è una scatola da professionisti, e va bene così: i colori sono veri, e sono abbastanza pochi da costringerti a mescolare. Link affiliato Amazon: per te il prezzo non cambia.

«Meglio una scatola da dodici o da ventiquattro?» Da dodici. Con ventiquattro godet si finisce per cercare il colore già pronto invece di ottenerlo mescolando, e il dipinto diventa una collezione di tinte che non si parlano fra loro. Con pochi colori, invece, ogni mescolanza porta dentro un po' delle altre: è da lì che nasce l'armonia di un quadro.

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