Il nero in pittura: il colore che tutti dicono di non usare

Se lo chiedi a dieci pittori, nove ti rispondono di non usarlo. È una delle poche regole che si sentono ripetere ovunque, e come tutte le regole ripetute ovunque vale la pena capire da dove arriva.

Chi lo tolse dalla tavolozza. Furono gli impressionisti. Dipingendo all'aperto si accorsero che in natura il nero quasi non esiste: quella che chiamiamo ombra è luce riflessa, azzurra, violetta, verde a seconda di quello che ha intorno — ne ho parlato qui. Monet, Pissarro, Sisley smisero semplicemente di comprarlo: le parti scure le costruivano mescolando.

Non tutti però. Manet, che stava nello stesso giro, dipinse alcuni dei neri più belli della storia della pittura: velluti, nastri, cappelli, e nessuno di quei neri è spento. Matisse, mezzo secolo dopo, lo rimise in tavolozza sostenendo che è un colore a tutti gli effetti e non l'assenza di colore. Lo stesso Renoir, da anziano, ci tornò.

Quindi la regola vera non è «mai il nero». È: sapere che cosa fa.

Strada di notte ad acquerello, gli scuri costruiti con blu e arancio

«Pioggia di sera», 2021 — acquerello su carta, 27 × 37 cm — © Cristina Mollica

Che cosa fa, in acquerello. L'acquerello vive di trasparenza: la luce attraversa il colore, tocca la carta bianca sotto e torna indietro. I neri da tubetto sono i pigmenti più coprenti che esistono, quindi quella luce non torna più. Messo dentro un altro colore per scurirlo, il nero non lo scurisce: lo spegne. Il verde diventa un verde sporco, il rosso un rosso stanco.

I tre che si trovano in commercio si comportano in modo diverso. Il nero d'avorio è caldo, tende al bruno, granula un po'. Il nero di lampada è freddo, tira all'azzurro ed è il più coprente di tutti. Il nero di Marte è denso, ferroso, quasi terroso. Se ne devi tenere uno solo, l'avorio è il più gentile.

Il nero che ti fai da solo. Bastano due colori: un blu e un bruno. Oltremare e terra di Siena bruciata danno un nero morbido che puoi inclinare dove vuoi — più blu se è notte, più bruno se è terra, legno, corteccia. Con blu ftalo e alizarina cremisi viene più cupo e più freddo. Il vantaggio non è solo che resta trasparente: è che quel nero appartiene già al quadro, perché è fatto con i colori che nel quadro ci sono già.

Quando il tubetto serve davvero. Per poche cose, ma le fa meglio di chiunque: il punto più scuro di tutto il foglio — uno solo, di solito — una fessura, un ramo controluce, la pupilla di un occhio. E per il monocromo: dipingere un soggetto intero con un nero solo, in tutte le sue diluizioni, è uno degli esercizi che insegna di più sui valori, perché toglie di mezzo il colore e lascia solo il chiaro e lo scuro.

Cinque minuti, se hai voglia. Dipingi tre volte la stessa forma piccola: una foglia, una tazza. La prima con il nero del tubetto. La seconda con oltremare e terra di Siena bruciata. La terza con lo stesso nero composto, ma sbilanciato sul bruno. Guardale asciutte il giorno dopo, con le mani in tasca. Una delle tre sembrerà un buco nel foglio; le altre due sembreranno ombra.

Renoir, che pure aveva vissuto in pieno la stagione in cui il nero era stato messo al bando, da vecchio lo chiamava «la regina dei colori». Aveva cambiato idea: è una cosa che a un pittore, per fortuna, può succedere.

← Tutti gli appunti dallo studio

Condividi link copiato

Corsi di acquerello a Lodi e online — guarda giorni, orari e pacchetti su ciaoarte.it

© CiaoArte — Cristina Mollica. Il link a questo articolo si può condividere liberamente, e se ne possono citare brevi passaggi indicando la fonte e collegando l'originale. La riproduzione integrale di testo o immagini, su qualsiasi supporto, richiede autorizzazione scritta.

Indietro
Indietro

Ho voglia di dipingere! Da dove comincio?

Avanti
Avanti

Il grigio di Payne: storia di un colore inventato per non usare il nero