Ho voglia di dipingere! Da dove comincio?

Acquerello: luna bianca lasciata in riserva sulla carta, cielo blu e crinale scuro con alberelli

«Luna sul crinale», 2019 — acquerello su carta, 26 × 33 cm — © Cristina Mollica

«Ho voglia di dipingere» è già metà del lavoro. L'altra metà sta in poche cose che si dicono in due minuti. Le racconto così anche ai bambini, e funzionano uguale con gli adulti: è questo il bello.

Si può solo andare più scuro

Con l'acquerello il chiaro non torna. È come mettere occhiali da sole: un paio, due, tre, sempre più buio. Toglierli non si può.

Quindi il bianco non si dipinge alla fine. Si tiene da parte dall'inizio, come il pezzo di torta più buono. La luna qui sopra non è dipinta: le ho girato intorno con il pennello. Quando la forma è complicata si può anche coprirla con il nastro di carta, come si copre l'interruttore quando si pittura il muro.

I tre momenti del foglio

Guarda il foglio di traverso, verso la finestra. Ha tre momenti, e ognuno serve a una cosa diversa.

Se brilla, è una pozzanghera: il colore ci nuota dentro e va dove vuole lui. Perfetto per le cose lontane — la nebbia, le nuvole, gli alberi in fondo. Non comandi tu, comanda l'acqua.

Se non brilla più ma è freddo quando lo tocchi con il dorso della mano, è la terra dopo la pioggia: ci lasci l'impronta e resta lì, con i bordi morbidi.

Se non brilla, non è freddo e il foglio è tornato dritto, è asciutto. Adesso il segno viene preciso, con il bordo tagliato — ed è l'unico momento in cui puoi passare un colore sopra un altro senza rovinare quello che c'è sotto.

Prima il lontano, poi il vicino

Ogni colore che passi sopra un altro è una tenda tirata alla finestra. Con una tenda si vede ancora fuori. Con tre è sera. Con quattro hai spento la luce.

Per questo l'ordine conta: prima quello che sta lontano, poi quello che sta vicino; prima il chiaro, poi lo scuro. E alla fine ti fermi, anche se la mano vorrebbe continuare.

Il primo foglio: tre montagne e un tramonto

Acquerello semplice: tre creste di montagna sovrapposte che si schiariscono verso il fondo, sotto un cielo arancione all'alba

«Tre creste all'alba», 2022 — acquerello su carta, 24 × 24 cm — © Cristina Mollica

Bagna solo il cielo e lascia cadere un arancio: si aprirà da solo. Aspetta che il foglio torni opaco.

Poi la montagna più lontana, con un azzurro molto annacquato. Aspetta ancora. La seconda, un po' meno acqua. Aspetta. La terza, davanti, con il colore quasi puro.

Sono tre pennellate e mezza, e c'è già la distanza. Non serve saper disegnare: la profondità non la fa la linea, la fa il colore.

Il primo foglio non viene mai come nella testa. Ma è quello che ti insegna più di tutti gli altri: tienilo, e riguardalo fra un anno.

← Tutti gli appunti dallo studio

Condividi link copiato

Corsi di acquerello a Lodi e online — guarda giorni, orari e pacchetti su ciaoarte.it

© CiaoArte — Cristina Mollica. Il link a questo articolo si può condividere liberamente, e se ne possono citare brevi passaggi indicando la fonte e collegando l'originale. La riproduzione integrale di testo o immagini, su qualsiasi supporto, richiede autorizzazione scritta.

Indietro
Indietro

I colori base in tavolozza: quali servono davvero

Avanti
Avanti

Il nero in pittura: il colore che tutti dicono di non usare