Di che colore è un’ombra?

«Barche all'ancora», 2016 — acquerello su carta, 28 × 38 cm — © Cristina Mollica
C'è una domanda che faccio spesso, la prima volta che qualcuno si siede al tavolo dello studio: di che colore è l'ombra di un lenzuolo bianco steso al sole?
Quasi tutti rispondono grigia. È la risposta che ci hanno insegnato da bambini: il bianco, all'ombra, diventa grigio, come se qualcuno avesse abbassato la luce.
Poi andiamo alla finestra e guardiamo.
L'ombra non è buio, è un'altra luce
Un'ombra non è un pezzo di mondo a cui è stata tolta la luce. È un pezzo di mondo illuminato da una luce diversa: non più dal sole, ma dal cielo. E il cielo, quando è sereno, è azzurro.
Ecco perché l'ombra di un panno bianco al sole non è grigia: è azzurrina, spesso decisamente viola. Non è un'impressione romantica, è quello che succede.
Il colore dell'ombra dipende da cosa c'è intorno
Se accanto al panno c'è un muro di mattoni, nell'ombra entra un caldo rosato. Sotto un albero, l'ombra vira al verde. Su un pavimento di cotto, in un cortile, l'ombra diventa un viola mattone che sembra impossibile e invece è lì.
L'ombra raccoglie i colori di ciò che la circonda. È una specie di specchio silenzioso.

«Finestra sul muro giallo», 2014 — acquerello su carta, 26 × 36 cm — © Cristina Mollica
Perché conta, se dipingi
Quando si dipinge un'ombra con il nero o con il grigio del tubetto, il quadro si spegne. Diventa piatto, un po' sporco, e non si capisce bene perché.
Se invece l'ombra ha dentro un colore — un azzurro, un viola, un verde freddo — il foglio resta luminoso anche nelle parti scure. È uno dei motivi per cui certi acquerelli sembrano respirare: le ombre sono colorate.
Nell'acquerello questo conta ancora di più, perché il bianco non lo mettiamo: è la carta. Tutto quello che facciamo è decidere di che colore velarla. Se hai appena cominciato, di materiali e primi passi ho scritto qui.
Un esercizio da fare senza pennello
Domani, quando c'è sole, cerca tre ombre e chiediti di che colore sono. L'ombra di una macchina bianca. Quella di un muro chiaro. Quella di una tovaglia sul tavolo di un bar.
Guardale dieci secondi ciascuna, senza fretta, e prova a dare loro un nome preciso: non «grigia», ma azzurro grigio, viola freddo, beige verdastro.
Non serve altro. Chi impara a vedere il colore delle ombre, poi lo dipinge quasi da solo.
Quando gli impressionisti cominciarono a dipingere le ombre azzurre e viola invece che grigie, i critici li accusarono di esagerare: parlavano di «violettomania», come di una moda passeggera. Erano solo persone che avevano guardato le ombre, invece di dipingerle a memoria.
Cristina Mollica · acquerellista e insegnante, studio CiaoArte a Lodi · chi sono
Queste cose, nello studio CiaoArte a Lodi, le proviamo su carta. Se sei da queste parti, la prima lezione è gratuita: arrivi, dipingi, poi decidi.
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