Il bianco è un bel colore
Nella scatola dei colori il bianco non c'è. È la prima cosa che spiazza chi arriva all'acquerello: si aprono i godet, si cercano i colori, e il bianco non si trova.
Non è una dimenticanza. Nell'acquerello il bianco è la carta.
Si dipinge intorno
Negli altri modi di dipingere il bianco si aggiunge sopra: si copre, si schiarisce, si corregge. Nell'acquerello si fa il contrario. Il bianco si lascia.
Vuol dire pensare al rovescio: prima di appoggiare il colore, decidere dove non andrà. Il bordo di un tetto innevato, il riflesso sull'acqua, il tronco chiaro fra gli alberi scuri — sono pezzi di foglio che nessuno ha toccato.
Si chiama riserva del bianco, ed è la cosa che più cambia il modo di guardare un soggetto. Non ci si chiede più «di che colore lo faccio», ma «cosa lascio stare».
La neve non è bianca
Poi arriva la sorpresa. Quando finalmente lasci un bianco grande — un campo di neve, un lenzuolo, un muro al sole — ti accorgi che non lo vuoi tutto bianco.

Guarda un bosco innevato: il bianco vero, quello che acceca, sta solo dove batte la luce. Tutto il resto è azzurro, viola, grigio caldo dove il sole scalda. Se dipingi la neve tutta bianca sembra carta; se ci metti i suoi azzurri sembra neve, e i pochi bianchi rimasti si accendono.
È lo stesso principio delle ombre: il bianco non è un colore assente, è un colore che raccoglie quello che ha intorno.
Il bianco più prezioso è quello piccolo
Un errore comune, all'inizio, è lasciarne troppo. Il foglio resta vuoto e il quadro non parte.
Funziona meglio il contrario: pochi bianchi, piccoli, messi dove servono. Una riga sul bordo di un ramo. Un punto sull'acqua. Il filo di luce lungo un tronco. Sono minuscoli, e sono quelli che fanno dire «guarda come brilla».
Un esercizio al contrario
Disegna a matita una forma semplice: una luna, un tetto, una barca. Poi dipingi tutto quello che le sta intorno, senza mai entrare dentro.
È scomodo, ed è esattamente il gesto dell'acquerello. Alla fine quella forma sarà più luminosa di qualsiasi bianco comprato in tubetto — non perché sia più chiara, ma perché è l'unico punto in cui la luce arriva alla carta e torna indietro.

