Le persone nei paesaggi: la forma a carota

«Pioggia sul viale», 2018 — acquerello su carta, 30 × 38 cm — © Cristina Mollica
A lezione succede sempre. Il paesaggio è finito, e arriva la domanda: «Ci metto una persona? Sì, ma poi la rovino».
Le figure si evitano per paura di sbagliarle. Però una strada senza nessuno resta muta, e basta una macchia alta due centimetri per farla vivere. La buona notizia è che una figura credibile, a distanza, non si disegna. È una forma.
La forma a carota
Carica il pennello e fai una carota rovesciata: larga in alto, dove stanno le spalle, e affusolata verso il basso. Poi un puntino sopra per la testa, staccato appena.
Fine.
Le braccia, se servono, sono due tratti sottili che arrivano a metà coscia — e spesso se ne vede uno solo. Le gambe sono la punta della carota che si divide: accorciane una e piegala dietro l'altra, e la figura cammina.
Niente occhi, niente naso, niente bocca. È la regola che costa più fatica accettare ed è quella che fa la differenza: appena metti una faccia, la figura diventa goffa. Non serve. Parla il corpo — una spalla inclinata, la testa un po' in avanti — e chi guarda capisce da solo che quella persona ha fretta.

«Controluce nel vicolo», 2015 — acquerello su carta, 28 × 38 cm — © Cristina Mollica
Tutte le teste sulla stessa riga
Questa è la cosa che fa sembrare vere le figure, e quasi nessuno ci pensa.
Se le persone sono più o meno della stessa altezza e camminano sullo stesso piano, le loro teste stanno quasi alla stessa quota: vicine o lontane che siano. Quello che cambia sono i piedi. Più la figura è lontana, più i piedi salgono verso l'orizzonte e più il corpo si accorcia.
Quindi alle figure lontane non abbassare la testa: alza i piedi.
L'ombra le tiene per terra
Una figura senza ombra galleggia. Basta un tratto scuro che parte dai piedi e va nella stessa direzione delle altre ombre del quadro — un lampione, un albero, una casa — e la persona si appoggia sul selciato.
Su una strada bagnata l'ombra diventa riflesso: più lunga, tremolante, dello stesso colore della figura ma molto diluito.
Un esercizio da cinque minuti
Tira una riga leggera a matita sul foglio: è la linea delle teste.
Adesso fai venti carote, tutte con la testa che tocca la riga e i piedi a quote diverse. Piccole quelle lontane, grandi quelle vicine. Nessuna faccia, nessun piede.
Alla ventesima ti accorgi che la mano ha già capito: è sempre lo stesso gesto, cambia solo la misura.
Nella pittura di paesaggio le figurine hanno perfino un nome: si chiamano «staffage». Nelle botteghe di un tempo capitava che non le dipingesse il paesaggista, ma un collega specializzato, chiamato apposta per mettere due passanti in un quadro già finito.
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