Tono, saturazione e valore, spiegati come a un bambino
Ogni colore ha dentro tre cose, sempre. Sono le stesse che spiego ai bambini, con le stesse parole — e servono anche a chi dipinge da anni, perché quando un quadro non funziona la causa è quasi sempre una di queste tre.
Il tono: come si chiama
Il tono, o tinta, è il nome del colore: rosso, blu, giallo, verde. È il posto dove sta sul cerchio cromatico.
Ai bambini lo dico così: il tono è il cognome. Il rosa e il bordeaux sono tutti e due della famiglia dei rossi. Il cognome però non dice se una persona è alta o bassa, se parla piano o forte: dice solo di che famiglia è. Ne ho parlato più a lungo qui.
La saturazione: quanto grida
La saturazione è il volume del colore. Alto appena esce dal tubetto, basso quando lo smorzi.
Qui c'è il malinteso più comune, e vale la pena scriverlo grosso: l'acqua non abbassa il volume, accende la luce. Se aggiungi acqua il colore diventa più chiaro, ma resta acceso — un rosa allungato è ancora squillante. Per spegnerlo davvero devi metterci dentro un pizzico del suo contrario: nel rosso un po' di verde, nel blu un po' di arancio. Diventa subito più quieto, e più vero.

«Abeti nella nebbia», 2018 — acquerello su carta, 30 × 40 cm — © Cristina Mollica
Quasi tutta la natura è a volume basso. Il blu di quegli abeti non è il blu del tubetto: è un blu spento dalla nebbia. Ecco perché i paesaggi dipinti con i colori puri, appena usciti dal godet, sembrano finti.
Il valore: chiaro o scuro
Il valore è quanto un colore è chiaro o scuro. Nient'altro.
Per vederlo, socchiudi gli occhi finché la scena diventa quasi sfocata: i colori spariscono e restano solo le macchie chiare e quelle scure. Funziona anche fotografare il foglio e guardarlo in bianco e nero.

«Contro la luce», 2014 — acquerello su carta, 27 × 37 cm — © Cristina Mollica
Quale delle tre conta di più
Se sbagli il tono, il quadro sembra strano ma sta in piedi: un albero blu si legge lo stesso come un albero.
Se sbagli il valore, non c'è colore che lo salvi: tutto diventa piatto.
Per questo, davanti a un foglio che «non funziona», la prima domanda da farsi non è mai quale colore sia sbagliato. È: dov'è il punto più chiaro? e dov'è il più scuro? Quasi sempre la risposta è che non ci sono — che è tutto a metà strada.
Fotografa un tuo dipinto e mettilo in bianco e nero. Se si legge ancora, i valori ci sono. Se diventa una macchia sola, sai già cosa manca.
Nel Settecento i paesaggisti inglesi giravano con uno specchietto nero convesso in tasca, il «Claude glass»: voltavano le spalle al panorama e lo guardavano riflesso lì dentro. Lo specchio scuriva e semplificava tutto, e lasciava vedere solo le macchie chiare e scure. Era il socchiudere gli occhi, in versione tascabile.
Cristina Mollica · acquerellista e insegnante, studio CiaoArte a Lodi · chi sono
Queste cose, nello studio CiaoArte a Lodi, le proviamo su carta. Se sei da queste parti, la prima lezione è gratuita: arrivi, dipingi, poi decidi.
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